martedì 29 gennaio 2013

Cosmonauti

Qualche sabato fa, quotidiano alla mano, da brava oroscopista scettico-dipendente, mi sono “inavvertitamente” imbattuta nel mio oroscopo settimanale:

Se è vero – come per i fisici Everett, Wheeler, Vaidman, Deutsch,  e Giordano Bruno –   che esistono infiniti mondi, voi in alcuni momenti vorreste viverli tutti. Pur con vari stati confusionali, non è detto che non lo facciate già. Collasso della funzione d’onda. Misura. L’universo si suddivide in tante possibilità reali quante sono le sovrapposizioni quantistiche esistenti potenzialmente. […] Esistono tutti gli universi possibili. E voi riuscite a percepirli.”  
                                                                                    D la  RepubblicaMarco Pesatori )
                                                                   
Milano - poco più di un mese fa - Hangar Bicocca;  
Tomás Saraceno (San Miguel de Tucumán, 1970) sospende su di uno spazio espositivo cubico, tra i 14 e i 20 metri di altezza, 3 membrane di PVC trasparente, lasciando al visitatore la possibilità di scegliere se accedere ad uno dei tre livelli sospesi o se rimanere dentro la sala – naso all’insù – a contemplare quell’insolita costellazione di sagome fluttuanti, “come i personaggi di affreschi antichi” ( T. Saraceno).

“On Space Time Foam” nasce dalla convergenza di saperi tecnico-ingegneristici ( massiccia la collaborazione del Lindstrand Thechnologies, azienda leader nella produzione di materiali aerostatici e veicoli spaziali),  nozioni di fisica teorica ( dichiarato il riferimento al disegno del fisico Paul Davies e alla teoria delle Stringhe ),  etologia ed elementi di psicologia sociale ( l’interazione tra i diversi livelli dell’installazione dipende dalle azioni dei singoli visitatori, quasi fossero parte di un organismo vivente ) e si risolve in una straordinaria scultura interattiva; 7000 metri cubi di vuoto in cui si è “letteralmente sostenuti dall’aria”, immersi nell’aria.



Il cubo, forma geometrica elementare, spesso utilizzata per esemplificare i concetti di spazio e tempo, si arricchisce di due elementi essenziali: l’a r i a ( non a caso il titolo originale dell’opera era Airship ), la cui pressione mantiene in tensione le membrane come fossero pelli tese di un tamburo (“ecosistema di relazioni in equilibrio”, A. Lissoni) e la presenza dei v i s i t a t o r  i, veri cosmonauti di questo dirigibile accidentalmente incagliatosi sulla vetta dell’hangar.
Qualunque avvenimento su uno dei tre livelli esperibili infatti può avere ripercussioni sul livello sottostante; il movimento di un oggetto, l’apertura di una porta, il respiro di una persona possono alterare a tal punto il bilanciamento di pieni e vuoti  da trasformare lo spazio nella sua interezza, “metafora visibile della nostra interdipendenza e interrelazione sul pianeta in cui viviamo” ( T. Saraceno).





Inoltre “On Space Time Foam”, dietro una veste ludico- interattiva,  riesce a darci una misura tangibile di quello che sembrerebbe essere l’ unico punto d’incontro tra le leggi gravitazionali della relatività generale di Einstein e le forze elettromagnetiche della meccanica quantistica di Plank; la teoria delle stringhe risolverebbe infatti l’incompatibilità tra le due diverse teorie (universo come risultato di deformazioni gravitazionali  e universo  - schiuma, foam -  come risultato di sovrapposizioni e decoerenze ) teorizzando particelle non  puntiformi ma costituite da un microfilamento che può oscillare a frequenze diverse acquisendo diverse caratteristiche di massa e carica ( maggiore è  la massa maggiore la forza di gravità che quindi prevale sulle forze elettromagnetiche).



Figlio della cupola Geodetica di Buckminster Fuller,  delle ricerche sull’architettura mobile di Yona Friedman, di Frei Otto e dell’architettura radicale degli Archizoom, questo sistema presto approderà alle Maldive per essere collaudato da una task force del M.I.T. e divenire un vero e proprio modello abitativo – “una biosfera fluttuante” – risultato avveniristico delle ricerche tecnico- antropologiche che Saraceno conduce senza sosta “intorno e sopra il pianeta terra”.

Peccato non aver visto Cloud City, sul tetto del Metropolitan di New York; struttura a grandi prestazioni statiche che, sovvertendo le consuete coordinate spaziali tra skyline metropolitano e paesaggio naturale, diveniva un vero e proprio “piedistallo del mondo” da cui percepire il Central Park come un soffice tappeto adagiato su un parquet di nuvole. 

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