“Se è vero – come per i fisici Everett, Wheeler, Vaidman, Deutsch, e
Giordano Bruno – che esistono infiniti
mondi, voi in alcuni momenti vorreste viverli tutti. Pur con vari stati
confusionali, non è detto che non lo facciate già. Collasso della funzione
d’onda. Misura. L’universo si suddivide in tante possibilità reali quante sono
le sovrapposizioni quantistiche esistenti potenzialmente. […] Esistono tutti
gli universi possibili. E voi riuscite a percepirli.”
( D la Repubblica, Marco Pesatori )
( D la Repubblica, Marco Pesatori )
Milano - poco più di un mese fa - Hangar Bicocca;
Tomás Saraceno (San Miguel de Tucumán, 1970) sospende su di uno spazio espositivo cubico, tra i 14 e i 20 metri di altezza, 3 membrane di PVC trasparente, lasciando al visitatore la possibilità di scegliere se accedere ad uno dei tre livelli sospesi o se rimanere dentro la sala – naso all’insù – a contemplare quell’insolita costellazione di sagome fluttuanti, “come i personaggi di affreschi antichi” ( T. Saraceno).
“On Space Time Foam” nasce dalla convergenza di saperi tecnico-ingegneristici (
massiccia la collaborazione del Lindstrand Thechnologies, azienda leader nella
produzione di materiali aerostatici e veicoli spaziali), nozioni di fisica teorica ( dichiarato il riferimento al disegno del fisico
Paul Davies e alla teoria delle Stringhe
), etologia
ed elementi di psicologia sociale (
l’interazione tra i diversi livelli dell’installazione dipende dalle azioni dei
singoli visitatori, quasi fossero parte di un organismo vivente ) e si risolve
in una straordinaria scultura interattiva; 7000 metri cubi di vuoto in cui si è
“letteralmente sostenuti dall’aria”, immersi nell’aria.
Il cubo, forma geometrica elementare, spesso utilizzata
per esemplificare i concetti di spazio e tempo, si arricchisce di due elementi
essenziali: l’a r i a ( non a caso il titolo originale dell’opera era Airship ), la cui pressione mantiene in
tensione le membrane come fossero pelli tese di un tamburo (“ecosistema di relazioni in equilibrio”,
A. Lissoni) e la presenza dei v i s i t a t o r i, veri cosmonauti di questo dirigibile
accidentalmente incagliatosi sulla vetta dell’hangar.
Qualunque avvenimento su uno dei tre livelli esperibili
infatti può avere ripercussioni sul livello sottostante; il movimento di un
oggetto, l’apertura di una porta, il respiro di una persona possono alterare a
tal punto il bilanciamento di pieni e vuoti
da trasformare lo spazio nella sua interezza, “metafora visibile della
nostra interdipendenza e interrelazione sul pianeta in cui viviamo” ( T.
Saraceno).
Inoltre “On Space Time Foam”, dietro una veste ludico-
interattiva, riesce a darci una misura
tangibile di quello che sembrerebbe essere l’ unico punto d’incontro tra le
leggi gravitazionali della relatività generale di Einstein e le forze
elettromagnetiche della meccanica quantistica di Plank; la teoria delle stringhe risolverebbe infatti l’incompatibilità tra le
due diverse teorie (universo come risultato di deformazioni gravitazionali e universo - schiuma, foam - come risultato di sovrapposizioni e decoerenze ) teorizzando
particelle non puntiformi ma costituite
da un microfilamento che può oscillare
a frequenze diverse acquisendo diverse caratteristiche di massa e carica (
maggiore è la massa maggiore la forza di
gravità che quindi prevale sulle forze elettromagnetiche).
Figlio della cupola Geodetica di Buckminster Fuller, delle ricerche sull’architettura mobile di Yona Friedman, di Frei Otto e dell’architettura radicale degli Archizoom, questo sistema presto approderà alle Maldive per essere collaudato da una task force del M.I.T. e divenire un vero e proprio modello abitativo – “una biosfera fluttuante” – risultato avveniristico delle ricerche tecnico- antropologiche che Saraceno conduce senza sosta “intorno e sopra il pianeta terra”.
Peccato non aver visto Cloud City, sul tetto del Metropolitan di New York; struttura a
grandi prestazioni statiche che, sovvertendo le consuete coordinate spaziali
tra skyline metropolitano e paesaggio naturale, diveniva un vero e proprio “piedistallo del
mondo” da cui percepire il Central Park come un soffice tappeto adagiato su un parquet di nuvole.



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